Contro i più deboli: la strategia “facile” di questa destra antisociale

| 0 commenti

L’articolo 10 del D.L. 78/2010, il famigerato decreto anticrisi di Tremonti, toglie l’assegno di invaliditàa numerose categorie di malati.

Le persone toccate da questo provvedimento sono quelle in età lavorativa (tra i 18 ed i 65 anni) con un reddito inferiore a € 4.408 annui (lo ripeto: annui!). Il “beneficio economico” (se così poteva essere chiamato) consisteva in un assegno mensile di € 256, elevabile di ben ulteriori € 10 per coloro che sono completamente soli. L’attuale sistema di calcolo delle percentuali di invalidità, regolato da decreto ministeriale, stabilisce, per ciascuna patologia riconosciuta, una percentuale d’invalidità fissa, oppure la possibilità per la Commissione Invalidi di attribuire una percentuale compresa in un range (un minimo e un massimo) prestabilito. Prima si accedeva all’assegno col 75% di invalidità, mentre ora il Governo ha stabilito che occorra raggiungere l’85%.

Vi sono quindi 19 patologie che che danno punteggi superiori al 75% ma inferiori all’85%; per cui prima davano diritto ad assegno di invalidità, ma oggi, col Decreto del Governo, non più. Tra le malattie escluse dall’assegno d’invalidità vi sono: la sindrome di Down, la psicosi ossessiva, la schizofrenia con gravi disturbi del comportamento, la laringectomia totale e/o con tracheostomia definitiva (il posizionamento di una cannula nella trachea per consentire la respirazione), il sordomutismo, la bronchiectasia associata a mucoviscidosi (la fibrosi cistica), la paresi dell’arto inferiore con deficit di forza grave associata all’incontinenza sintetica grave (tipico degli esiti da ictus), la tetraparesi con deficit di forza medio, amputazione di braccio e spalle e varie patologie con insufficienza cardiaca grave.

La norma è rivoltante anche sotto il profilo del metodo: viene stabilito un discrimine tra chi ha presentato domanda d’invalidità prima del 1° giugno 2010 (che mantiene l’assegno di invalidità) e chi l’ha presentata dopo (perdendolo). Ne consegue che vi saranno, a parità di patologia, due categorie di cittadini: quelli che accedono ai benefici economici e quelli “di serie B”, che non ne avranno diritto. Anzi: vista l’entità degli assegni, forse sarebbe meglio distinguere tra cittadini di serie “C1” e cittadini di serie “C2”.

Questo rappresenta una grave violazione del principio di eguaglianza (che dovrebbe essere insito in tutti noi cittadini, prima che nella Costituzione!) e si configura come una sorta di “ricatto indiretto” a chi oggi riceve l’assegno, che teme, protestando, di essere “equiparato” ai nuovi malati con conseguenza di perdita di un beneficio. E ricordiamoci che stiamo parlando di un assegno che, seppur irrisorio, per alcune persone in estrema difficoltà rappresenta l’unica modalità di sopravvivenza.

La nostra Comunità deve mobilitarsi per opporsi a questa barbarie sociale effettuata in nome dei “necessari sacrifici”. Far passare una misura come questa significherebbe certificare che, nelle coscienze degli italiani, non vi sono più né solidarietà né carità. E questo non è possibile, o comunque io non ci credo.

Oggi il Decreto Legge non è ancora convertito, e vi sono quindi gli spazi di manovra per cestinare la norma. Abbiamo presentato una mozione in Comune di Belluno affinché si esprima con fermezza e faccia da capofila in questa battaglia di civiltà.

Ma una cosa è certa: poco potrà fare il Comune di Belluno, se non vi sarà una mobilitazione vera da parte di noi cittadini. Solo noi possiamo proteggere chi non è in grado di difendersi da solo dalle misure “facili” di questa destra davvero antisociale.

Jacopo Massaro


 

Lascia un commento

I campi obbligatori sono contrassegnati con *.