«Nuovo decreto immigrazione. Modifiche gravissime, c’è rischio criminalità»

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«Novità delicatissime e gravi, che rischiano di fomentare la criminalità e che metteranno in difficoltà i comuni»: così il primo cittadino di Belluno, Jacopo Massaro, e l’assessore alle politiche dei flussi migratori, Valentina Tomasi, commentano il disegno di legge “Salvini” illustrato ieri in commissione immigrazione ANCI.
«Ci sono tre grandi errori in questa proposta: – sottolinea Massaro – il primo è quello di andare in senso diametralmente opposto a quello dell’accoglienza diffusa, che ben funziona nel nostro comune e nella nostra provincia e ha limitato al minimo i problemi di ordine pubblico. Ora si mette in campo un atteggiamento che punta all’ammassamento dei richiedenti asilo in grandi centri, con tutti i problemi di sicurezza di cui sentiamo parlare, anche nella nostra regione».
«C’è poi l’eliminazione di fatto di tutte le politiche di integrazione, imposta dalle nuove linee guida. – prosegue Massaro – Nel caso bellunese, non potremo più tenere corsi di lingua italiana, di cultura italiana, di orientamento civico, e anche banalmente della cucina del nostro paese: ora, da noi, i richiedenti asilo sono accompagnati in questi aspetti che vanno verso un passaggio di atteggiamenti e di tradizioni “da noi a loro”; con queste modifiche, resteranno fuori dalla società, senza alcuna capacità per poter poi cercare o praticare un lavoro».
«Saltano le quote di riparto sui territori, date in capo ai tavoli regionali. – sottolinea poi Tomasi – Così, realtà piccole come Belluno o Rovigo, che con difficoltà avevano ottenuto di ospitare un numero di migranti proporzionato alla popolazione, vedono cancellato questo strumento di tutela. Salta anche la clausola di salvaguardia, che assicurava ai comuni aderenti al Sistema di Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati di non vedersi assegnate altre quote di richiedenti oltre quelle previste dal sistema».
«C’è poi la riforma dello stesso SPRAR, – continua Tomasi – che continuerà a tutelare i rifugiati e chi è in possesso di un regolare permesso, ma escluderà dal sistema dei progetti di integrazione i richiedenti in attesa di permesso di soggiorno. Come cambierà la gestione pratica e tecnica? Come potranno rapportarsi i comuni con le realtà che coordinano i progetti SPRAR, con le quali sono stati siglati accordi triennali? Inoltre, viene cancellata la protezione umanitaria: che succederà a tutte le persone che oggi ne godono? A tutte queste domande non abbiamo risposta. Si fa un salto indietro di almeno 4 anni: dal 2014 si è costruito un percorso per uscire dalla gestione emergenziale, ora si cancella tutto quanto e si trasforma la questione in una potenziale bomba ad orologeria».
«Tutte le persone che, inserite nel percorso SPRAR, hanno trovato o stanno trovando lavoro o sono in tirocinio, con un buon livello di conoscenza della cultura e della lingua italiana, quindi integrate anche nel percorso socio-economico, vengono sradicate, e questo è inaccettabile. – conclude Tomasi – Restano poi i dubbi sulle fasce più deboli: dei “vulnerabili”, ossia persone con problemi fisici o psichici, non viene detto nulla, mentre i minori non accompagnati dovrebbero entrare nella rete SPRAR, ma con quali costi? A livello nazionale, il costo di un minore in comunità residenziale è tra gli 80 e i 140 euro al giorno, mentre lo SPRAR riconosce al massimo 45 euro: chi mette la differenza? Gli enti locali?»
«Il passo successivo è quello di trovare queste persone a vivere per strada, in condizioni da irregolari, e lo stesso Ministro dell’Interno ha affermato che sarebbe impossibile rimpatriarli tutti. – conclude Massaro – Questo è un provvedimento che manca di buon senso: oggi, abbiamo piccoli gruppi di persone che frequentano percorsi che attenuano le frizioni sociali; domani, rischiamo di ritrovarci migliaia di persone su una strada, manodopera ideale per la malavita. Non siamo per l’accoglienza a tutti i costi, ma per un’integrazione che rispetti l’individuo e la società. Da sindaco, questa riforma mi preoccupa, perchè anziché risolvere i problemi di ordine pubblico è destinata ad aumentarli e ad accrescerli».

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