Rieccoci: una pezza peggio del buco.

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Ebbene sì, hanno messo una pezza peggiore del buco che doveva coprire. Dopo la scandalosa (secondo il mio personale giudizio) cancellazione dell’assegno d’invalidità per almeno 19 categorie di malati/indigenti (di cui ho parlato approfonditamente in quest’altro articolo), è stato finalmente depositato il tanto atteso emendamento di Azzolini (relatore al Senato della manovra di Tremonti) che avrebbe dovuto “risistemare le cose”. Era stato proprio Azzolini a dichiarare che si sarebbe impegnato a favore dei malati depositando un emendamento che facesse ordine; e da tali dichiarazioni era scaturita anche una iniziale dichiarazione di soddisfazione dell’AIPD (Associazione Italiana Persone Down). Tuttavia, come sempre, siamo alle prese con informazioni confuse, contraddittorie, con dichiarazioni difficilmente verificabili e con promesse nebulose. E’ giusto quindi fare un po’ di chiarezza e dire come stanno davvero le cose.

L’”emendamento Azzolini” (visibile sul sito del Senato) avrebbe dovuto eliminare i tagli agli assegni di invalidità. Invece, conferma parte dei tagli e ne introduce di nuovi, questa volta anche all’assegno di accompagnamento per svariate categorie di malati ancor più gravi.

In sostanza hanno ripristinato l’assegno per alcune categorie di malati, (coloro che prendono tra il 75% e l’85% secco, in base ad una patologia singola) forse convinti di far bella figura, ma hanno irragionevolmente lasciato il taglio ad altri cittadini che raggiungono lo stesso punteggio d’invalidità, a causa del sovrapporsi di più patologie, stabilendo così che un chilo di piombo pesa più di un chilo di piume.

Ma l’emendamento non si limita a questo: si abbatterà la scure dello stato sulle indennità di accompagnamento, che fino ad oggi veniva erogato a chi era completamente impossibilitato a deambulare senza un accompagnatore per il solo periodo di “infermità”, oppure a chi non riusciva a compiere gli “atti quotidiani della vita”. Adesso viene stabilito che per prendere l’assegno occorra essere “permanentemente” impossibilitati, per cui solo chi è “irreversibile” potrà prendere l’assegno. Inoltre, occorrerà essere impossibilitati a compiere “tutti” gli atti elementari della vita, non solo alcuni, restringendo enormemente il campo dei beneficiari. Insomma, se “per sventura” un novantacinquenne paraplegico in qualche modo riesce a portarsi il cucchiaio alla bocca,  rischia di perdere l’accompagnamento.

Casi abbastanza tipici come quelli dei pazienti oncologici durante la fase più dura della loro lotta, o dei pazienti che vengono da ictus, e dovranno riabilitarsi, perderanno facilmente l’accompagnamento. La misura, tra l’altro, è retroattiva e colpirà molti che oggi percepiscono l’accompagnamento.

Nulla, ovviamente, sul fronte della lotta ai falsi invalidi (il vero cancro che divora i veri invalidi). Anzi per la verità una novità c’è. Come sappiamo, in questi anni è stato messo in moto un meccanismo di verifica a campione degli invalidi affidato all’INPS.

L’emendamento Azzolini, anziché prevedere maggiori fondi all’INPS per scovare i falsi invalidi, stabilisce che l’INPS può avvalersi delle “Commissioni Mediche Locali delle Aziende Sanitarie”.
Tradotto: se Tizio viene dichiarato invalido dalla Commissione ell’Azienda Sanitaria,  l’INPS per effettuare una verifica, non avendo abbastanza personale, potrà chiedere alla stessa Commissione dell’Azienda Sanitaria di effettuare la verifica. Per fare un paragone, sarebbe come se la FIFA, dovendo stabilire se l’arbitro di una partita ha commesso degli errori, pagasse l’arbitro stesso per indagare sulle proprie decisioni. Una genialata, è proprio vero che l’Italia è il paese delle idee.

Ma torniamo al nocciolo dell’emendamento. La misura, oltre che sui cittadini, graverà anche sulle casse dei Comuni: c’è da chiedersi se la Commissione Bilancio del Senato abbiano valutato il costo dell’emergenza sociale dovuta al taglio delle invalidità, perché sia chiaro: se a questi malati non ci penserà lo Stato, dovrà pensarci la Comunità locale mediante i propri servizi sociali. Rassicurante.

Devo proprio fare una considerazione amara: questo Stato, forse a causa del totale distacco dalla vita reale, appare spesso come una specie di nemico di noi cittadini, un mostro che opera senza valori secondo la sola logica del “necessario sacrificio” degli altri. E’ il peggior messaggio che si possa comunicare, lo dico da persona che crede profondamente nello Stato, perché è l’avvaloramento istituzionale di un impoverimento di valori, come la solidarietà e la carità, che dovrebbero essere l’architrave su cui si costruiscono tutti i “luoghi sociali”, dallo Stato alla Famigliag>.

Belluno, 04/07/2010

Jacopo Massaro

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