Sersa? Emergenza operatori, ma i problemi sono tanti e riguardano tutti [aggiornato al 16/09/2010]

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Gaggia LanteDa alcuni approfondimenti effettuati presso gli Uffici Comunali di Belluno, pare che siano piu’ di una dozzina gli operatori che se ne andranno nel 2010 dalla Sersa e che non potranno essere sostituiti a causa dello sforamento del patto di stabilità da parte del Comune di Belluno.Il sasso l’aveva lanciato un Consigliere Comunale del PdL nell’ultimo Consiglio Comunale quando con una interrogazione aveva chiesto chi si fosse permesso, in Comune o in Casa di Riposo, di decidereil blocco del turn-over.In verita’ nessuno aveva assunto una tale decisione, se non la Giunta Prade: come avevamo ripetuto fino alla noia, una delle “sanzioni” dello sforamento del patto di stabilità era il divieto di assumere, anche tramite le proprie società partecipate. Ed il Comune non ha potuto fare altro che girare alle società partecipate il divieto di assumere nonche’ di sostituire chi se ne va via.

Ancora una volta, evviva lo sforamento del patto di stabilita’ voluto dalla Giunta Prade, che continua a ripetere che e’ stato un bene per i Bellunesi. Adesso diteglielo anche ai pazienti e agli operatori della Casa di Riposo.

Ma questa emergenza, che riguarda l’immediato, si raccorda ad una pessima prospettiva per il futuro, data da piu’ fattori.

Bisogna premettere che la Sersa e’ una società ad intero capitale pubblico compartecipata da ULSS e Comune di Belluno, in base ad una sperimentazione che ha rappresentato un modello gestionale vincente.
Proprio per questo ormai si vociferava che si sarebbe ingrandita sempre di piu’, mediante il conferimento delle Case di Riposo di altri comuni, sino a diventare magari una realtà per tutta la provincia, visti i risultati qualitativi raggiunti, e riconosciuti da tutti.

Ma, come dicevamo, oggi arriva la tegola del patto di stabilità e all’orizzonte si intravedono le nubi delle nuove normative.

Il decreto anticrisi recentemente approvato dal Parlamento, insieme a tutta l’evoluzione normativa, stanno spingendo verso l’imposizione degli stessi vincoli di bilancio degli Enti Pubblici anche alle Società partecipate e all’impossibilita’ di assumere personale. I problemi dati da queste nuove normative si vedranno già dal 2011.

Il rischio quindi è che nel breve termine si metta a rischio la qualità dei servizi a causa della carenza del personale, e che nel medio-lungo termine i comuni che avevano optato per l’utilizzo delle società partecipate vedano vanificarsi gli effetti positivi dovuti alla tradizionale loro maggior flessibilità rispetto agli Enti Pubblici.
Ed il paradosso e’ che tutto cio’ riguarda anche le formule organizzative innovative che sono state un successo, come nel caso della Sersa.

Ma non e’ finita qui. Sempre il “decreto anticrisi” – che mi pare stia generando piu’ crisi di quelle che voleva evitare – obbliga, entro l’anno prossimo, a liquidare tutte le partecipazioni societarie comunali tranne che una (il comune di Belluno, se non ho sbagliato i calcoli, ne ha otto).

Si apre quindi un doppio fronte sul piano politico: la definizione, internamente al Comune, di come verranno gestiti tutti i servizi attualmente erogati per il tramite delle società partecipate, e il piano della ricerca, non solo tra piu’ comuni, ma – aggiungo io – anche tra Amministrazioni diverse, di formule di gestione aggregata dei servizi per conformarsi alle norme e allo stesso tempo fare “economie di scala”.

Insomma da un lato la situazione normativa attuale voluta dal Governo Berlusconi mettera’ in difficoltà tutti a partire dal 2011, a prescindere dal modello organizzativo adottato, e dall’altro l‘autolesionismo del Comune di Belluno, che si e’ sostanziato nello sforamento del patto, anticipa di un anno i gravi problemi.

Occorre quindi interrogarsi urgentemente su quale sia la formula migliore per mantenere un elevato livello di qualità dei servizi sociosanitari sia in relazione al complesso nuovo quadro normativo, sia in relazione alla pressante necessità di economie di scala.

Direi che questo è uno dei più importanti terreni di confronto politico a livello locale, dove mi pare che stiamo stentando non solo a dare risposte, ma anche ad individuare i veri problemi. Mi auguro che rapidamente si affronti almeno questo.

Nel frattempo, sempre a proposito di modelli gestionali ed organizzativi, abbiamo presentato una interrogazione (visualizzabile qui) per chiedere se la sperimentazione della Sersa sia terminata o meno: è dalla primavera che la Giunta ci rassicura sulla fine della sperimentazione e del passaggio a “definitività”, ma a tutt’oggi non sappiamo più nulla, neppure se sia stata mandata in Regione la relazione conclusiva. E’ opportuno quindi fare il punto della situazione per capire lo stato dell’arte e conseguentemente valutare come muoversi.

Belluno, 14/09/2010

Jacopo Massaro

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AGGIORNAMENTO AL 15/09/2010: esce un comunicato stampa del Sindaco di Belluno, che si conclude col tradizionale insulto finale:
“Stia tranquillo, il consigliere Massaro: la Ser.Sa è in buone, buonissime mani. Dirò di più: i soci pubblici, ULSS1 e Comune di Belluno, stanno da tempo ragionando su come affrontare le nuove norme legislative che impongono a tutti gli enti pubblici, e anche alle società comunali, di riorganizzare i loro servizi. Mi sono più volte incontrato, assieme ai miei assessori Martire e Paganin, con il direttore dell’ULSS1 Angonese per parlare di Ser.Sa. Stiamo verificando alcune progettualità che, quando arrivate a buon fine, riusciranno a stupire ancora una volta sulla capacità di questa Amministrazione di lavorare e ottenere risultati in tempi di magra.

Però una cosa vorrei fosse chiara: la manovra finanziaria del governo è a salvaguardia del sistema Italia e noi da questo sistema non possiamo né vogliamo chiamarci fuori. Ecco perché, invece di lamentarci di norme che impongono sacrifici a tutti, cerchiamo di trovare nuove soluzioni.
Quanto ai servizi che eroga Ser.Sa tutti i giorni, voglio dire che essi non diminuiranno affatto né per estensione né per qualità. Anche il problema dei dipendenti è un falso problema. Ho invece buone ragioni per ritenere che i nostri servizi aumenteranno. Chi sostiene il contrario o è male informato o è in malafede”. Antonio Prade – Sindaco di Belluno

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AGGIORNAMENTO AL 16/09/2010: sono costretto ad una replica:
“E’ evidente che non sono disinformato, ne’ tantomeno in malafede, solo per aver spiegato qual e’ la situazione del personale alla Casa di Riposo. A meno che il Sindaco non intedesse dare del mafidato o del disinformato anche al Presidente della Sersa, che ha confermato, su un giornale locale [si tratta del “Corriere del Veneto” del 15/09/2010, che ancora non sono riuscito a scannerizzare, NDR], sia il blocco delle assunzioni sia il problema sulla fine della sperimentazione, che avevo indicato nel mio intervento.

All’inizio dell’anno è stata inviata una lettera a tutte le società partecipate richiamando il divieto di assunzione a causa dello sforamento del patto di stabilità. Tale divieto e’ stato poi ribadito alcuni mesi dopo con una seconda lettera.
Mi pare strano che Prade non lo sappia, dato che tali comunicazioni sono state inviate proprio dal Comune di Belluno, di cui lui è Sindaco.

Comunque sia, nel mio intervento ho posto alcune questioni politiche sul futuro dei servizi sociosanitari e sugli assetti societari. Mi spiace che non vengano mai raccolti gli inviti alla discussione e che si risponda sempre con astio e rabbia a chiunque intervenga sulle questioni pubbliche e che non abbia la tessera del suo Partito in tasca. Non e’ un bell’esempio ne’ di democrazia, ne’ di reale senso della cosa pubblica.

Jacopo Massaro”

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