Teatro: ma quale “pluralismo”? è solo spartizione della torta…

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Indipendentemente dalle opinioni personali dei singoli, l’unico dato oggettivo che emerge dal caos della fondazione teatri è che, dopo anni di offerta culturale di buon livello, la gestione Prade-Bottacin-Vaccari-Zaia porterà alla chiusura del Teatro di Belluno.

Un gran bel risultato, inimmaginabile anche per i più pessimisti detrattori del centrodestra. Tanto per cambiare, problemi di bottega hanno relegato l’interesse pubblico (e del pubblico) ad una questione di trascurabile importanza.

E’ ora che ci diciamo francamente che in questi mesi c’è stato un fastidioso abuso della parola “pluralismo“, che veniva indicato come il problema di fondo, come se ci fosse una “cultura rossa” che non lasciava spazio ad una “cultura nera”.

In verità si utilizzava “pluralismo” come sostituto gentile dell’espressione “spartizione della torta”. Questo è il nodo vero della questione.

D’altronde, se il problema fosse davvero la troppa “cultura di sinistra”, perché il Sindaco Prade dovrebbe fare da mediatore tra gente del suo stesso Partito, della sua stessa Giunta e dei due Partiti della sua stessa coalizione, cioè tra PdL e Lega Nord?

Ormai a Belluno è stato smontato quasi tutto ciò che funzionava; è rimasto solo il teatro. Almeno su questo, per una volta, invito a mettere da parte i piccoli interessi e a considerare gli interessi superiori: noi, come sempre, siamo a disposizione per fare la nostra parte, anche silenziosamente.

Ma, per la miseria, ci si assuma la responsabilità di dire le cose come stanno: la guerra per la “torta” del teatro l’hanno scatenata PdL e Lega Nord, e solo loro possono fermarla.

Belluno, 7 settembre 2011

Jacopo Massaro

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