“Il primo alleato di Prade è il PD” di Omar Monestier

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Editoriale di Omar Monestier, apparso sul Corriere delle Alpi del 12/01/2012.

Le elezioni comunali si avvicinano rapidamente e, sul capoluogo, si addensano inquietudini negli schieramenti che si contrappongono.

Partiamo dal centrodestra. Il sindaco Prade ha una gran voglia di ricandidarsi e si aspetta che qualcuno glielo chieda a gran voce. Il suo mentore, il parlamentare Maurizio Paniz, ha già espresso la sua intenzione: Prade si deve ricandidare. E’ prassi che un sindaco ci riprovi dopo aver esaurito il primo mandato e ciò, spesso, a prescindere dai risultati della sua coalizione. Sappiamo già, per averlo letto sul Corriere delle Alpi, che l’avvocato Prade si promuove con un 7. Un 7 meno, per la verità. Ove quel meno si deve leggere come una concessione alla modestia, fatta da chi invece sente di meritare un voto ben più alto. Il sindaco Prade si è avvitato su una giunta assai modesta ma è persona caparbia e consapevole delle proprie capacità. E’ in grado di reggere una nuova tornata elettorale e alcuni errori non li compirà, primo dei quali circondarsi di collaboratrici e collaboratori incapaci di gestire le principali partite intorno alle quali vive una piccola città. I fallimenti della sua giunta sono molti e sono certo che Prade dentro di sè li riconosce anche se il suo carattere gli impedisce di ammetterli. Tra i principali annoto la questione del bilancio e dello sforamento del patto di stabilità, materia ostica per i cittadini ma che si traduce in effetti pratici che tutti abbiamo visto. Zero soldi, zero operatività, zero programmazione per aver voluto praticare percorsi sbagliati. Di Prade avremo tempo di parlare ancora. Quel che lo sta aiutando a riconquistare Palazzo Rosso non è, però, la sua coalizione.

E’ il centrosinistra, in particolare il Pd. A pochi mesi dal voto il Pd non ha ancora un candidato, avendo esaurito finora le proprie energie in veti sui candidati possibili, specie su quelli non allineati con il gruppo che fa capo al consigliere regionale Sergio Reolon e continuando a proporre le logiche da “centralismo democratico” tanto care al Pci. Se il Pd in Veneto langue, quando non muore, a Belluno non esiste. Ci sono due partiti, inconciliabili. Tutto il vecchio gruppo ex Pci si raccoglie in un’area di potere che non dialoga, che non media, che non accetta intrusioni. Perché a Belluno il Pd e il centrosinistra non fanno le primarie? Se la candidata del gruppo Reolon è così certa di farcela per quale ragione non buttarla nell’agone della consultazione fra elettori e simpatizzanti? Azzardo una risposta. A Belluno le primarie non si fanno perché il risultato potrebbe non essere quello che la vecchia classe dirigente auspica. Non c’è da stare tanto allegri neanche a guardare l’altra metà del partito, divisa in gruppuscoli che apparentemente stanno insieme ma pronti a frantumarsi al primo stormir di fronde.

Ha fatto bene il capogruppo in consiglio comunale Jacopo Massaro a dire: io mi voglio candidare. Di solito chi si offre con tale anticipo fa la fine di quei cardinali che entrano papa in conclave e se ne escono tal quali. Il suo però è un atto di violenza, forse di ribellione, a una politica che si fa nelle segreterie o nelle consorterie lontane da ogni contatto con la base. Non sono un fanatico delle primarie. Mi piacerebbe che il centrosinistra arrivasse con un candidato unitario.

Se non è possibile allora anche le primarie possono essere uno strumento. Gli esempi in giro per l’Italia non mancano. Cito il più eclatante: Pisapia a Milano. Ma va bene anche Renzi a Firenze. Il loro primo avversario è stato il Pd.

E si potrebbe continuare. Io non so se Massaro è l’uomo giusto. So che Claudia Bettiol è la donna sbagliata perché sgorga da desideri interni a una corrente del Pd.

E’ pur vero che la Zoleo vinse le primarie e si schiantò egualmente. Ma la sua vittoria fu gonfiata dai voti raccolti per lei da Quinto Piol. Quel sistema è morto. Bisogna tornare agli elettori. Non è aria di accordi nelle stanze chiuse, ci sarà una ragione se il tesseramento del Pd a Belluno viaggia su cifre così modeste. Belluno non è una città di destra.

Non lo è mai stata. Stupisce che la cultura politica del “capo” che decide e non sbaglia mai alberghi così profondamente più nel centrosinistra che nella coalizione di Prade.

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