La scuola, le comunità montane, il Capoluogo: un nuovo rischio di suicidio

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Belluno, 28/10/2008 – Intervento sui media locali

Temo di rivedere un film noto, con Belluno che si candida di nuovo al suicidio.

Era già accaduto in occasione del riordino delle Comunità Montane, quando già si sapeva che il nostro territorio ne sarebbe stato duramente colpito. In tale occasione non solo il Sindaco Prade non condusse alcuna battaglia per difendere le risorse dei propri cittadini, ma addirittura propose spontaneamente alla Regione di “suicidare” Belluno escludendola dalla Comunità Montana. Non solo con la conseguenza che Belluno rischia i finanziamenti di cui godeva regalandoli ai comuni vicini, ma producendo il disastroso effetto politico di trasformare tutta la provincia di Belluno da interamente montana (insieme a Verbania e Sondrio) a provincia parzialmente montana, come sono ad esempio Treviso, Modena e tante altre. Perché forse è opportuno sapere che a Roma non usano una foto del paesaggio per stabilire se un territorio è montano o meno, ma guardano quanto del territorio provinciale insiste sulle Comunità (appunto) Montane.

Il rischio di suicidio si ripropone oggi, in occasione dei tagli alla scuola. Perché ancora una volta anziché assumere il ruolo di guida dei comuni nella battaglia politica per salvaguardare le proprie ricchezze ed i propri cittadini, si comunica che non si parteciperà alla riunione dei Sindaci per parlare delle proprie scuole, e si porta a Belluno l’Assessore regionale per spiegarci che probabilmente noi non saremo toccati dai tagli, e che abbiamo in mano alcune carte con cui “chiedere” al Ministro di graziarci. In sostanza, si dice che si resterà a guardare e si interverrà solo se saremo toccati dai provvedimenti. Un po’ come abbiamo sperimentato con le Comunità Montane, insomma.

Ma Belluno non doveva costruire un ruolo di guida politica nel nostro territorio? Assumere la guida significa essere presenti, segnare dei paletti per lo Stato e la Regione ed essere al fianco dei cittadini nella difesa dei loro interessi, senza attendere che il latte sia versato (dall’alto). Poco importa quindi la pre-valutazione sul grado di negatività di una riforma per il nostro territorio. Fare politica significa portare avanti priorità per i propri cittadini.

Ma oggi pare che le cose sia cambiate, e che le battaglie politiche si conducano così: prima attendiamo di essere massacrati, poi presentiamo alcune carte per chiedere la grazia, infine, se le cose vanno male, ci rassegnamo, un po’ come stiamo facendo con la Comunità Montana.

Quando amministrava il Comune di Belluno, al centrosinistra si imputava un modo troppo ruvido di trattare con lo Stato e la Regione. Per fortuna adesso le cose sono cambiate: Belluno ha iniziato a prendere vere bastonate, ma lo fa con stile, stando in composto silenzio.

Jacopo Massaro

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