Il futuro di Belluno per il Sindaco Prade

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Intervento sulla stampa in risposta al discorso del Sindaco di Belluno pronunciato in occasione della consegna del premio “San Martino” 2008 e ripreso dai media locali.

<<Vi sono due aspetti del discorso del Sindaco di Belluno pronunciato in occasione del premio San Martino che non mi convincono affatto, perché partendo da premesse condivisibili giungono a conclusioni incoerenti e sbagliate.

Il primo aspetto riguarda l’autosufficienza, l’idea di farcela da soli, che a detta del Sindaco rappresenta un pericolo per Belluno. Ed io lo condividerei, questo pensiero, se fosse sincero e se ottenesse riscontro nei fatti di tutti giorni.

Perché quella dell’autosufficienza è la stessa idea che ci fa guardare con profondo sospetto allo straniero, al forestiero, al diverso; quell’idea che magari fa scoppiare una rissa negli uffici comunali e che ha fatto ritenere opportuno di far sloggiare le badanti da Piazza Martiri perché non erano un bel vedere. Poco importa se sono coloro che accudiscono i nostri anziani ed i nostri malati facendo un lavoro cui nessuno di noi ormai vuole o ha il tempo di dedicarsi! Esistono quindi due modi di affrontare la propria non autosufficienza: quello di occuparsene magari silenziosamente, ma aprendo la Città ed il proprio stile di vita agli altri, e quello che oggi purtroppo s’intravede a Belluno, in cui si proclama il profondo valore dell’integrazione, ma s’insegna ai cittadini la diffidenza e sostiene il decoro di facciata, lo spostare i “brutti” di 100 metri, affinché non li si possa vedere e si possa dichiarare che la città oggi è decorosa. Perché questo è ciò che avviene oggi a Belluno, e non bisogna tacerlo.

Il secondo aspetto riguarda la Belluno del futuro, dipendente, secondo il Sindaco, anche dai rapporti che avremo oggi con Venezia e con i vicini. Vero anche questo. Ciò che è sbagliato, invece, è il non voler comprendere come l’atteggiamento di passività e di sudditanza (cosa ben diversa dal dialogo!) che oggi ha assunto la nostra Città con la Regione stia plasmando il nostro futuro velandolo di tinte fosche. Continuando a tacere e a mettersi sugli attenti dinanzi a Venezia, Belluno non otterrà mai nulla. Ciò perché in politica i rapporti di forza si costruiscono e si misurano sul piano del confronto, non del clientelismo. In politica il clientelismo genera due categorie di soggetti: quelli che spadroneggiano e quelli che si configurano come gregari, la cui esistenza è in funzione del padrone e a tempo determinato: si esiste fin quando al padrone fa comodo. E’ un terribile rischio attendere il sostegno agli interessi dei Bellunesi come una grazia ricevuta dalla laguna. Occorre ricominciare a dialogare con Venezia rappresentando con fermezza e determinazione le nostre necessità (come fanno tutti i territori!) e riprendendo quel dialogo trasversale, oggi drasticamente fermato dal Sindaco, tra città alpine, tra zone montane italiane e transfrontaliere, che condividono le stesse problematiche, lo stesso orgoglio, la stessa operosità imposta dall’asprezza e dall’ampiezza dei territori.

Io credo che non ci si debba vergognare di essere Bellunesi, né di sostenere con determinazione politica un proprio futuro migliore. Semmai, mi preoccupa di più vivere in una città delle apparenze>>.

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