«Se cambia la geografia meglio andarsene»

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Dal Corriere delle Alpi del 05/11/2008, pag. 12
BELLUNO. La battaglia in difesa delle Comunità montane non è solo di sostanza, ma anche di forma e non secondaria. La legge considera montagna, per definizione, il territorio compreso in una Cm. Abolirne alcune, lasciando fuori zone del bellunese, significa prima di tutto dire che la provincia di Belluno non è interamente montana, vanificando storiche lotte bipartisan. In prospettiva c’è l’esclusione di Belluno dalla stretta cerchia delle province interamente montane (le altre sono Sondrio e Verbania) e con cui si lavora a un progetto di riforma costituzionale ad hoc. Ma ci sono anche conseguenze più immediate, come la perdita dei soldi che arrivano solo grazie alle Cm e il rischio di chiusura di alcune scuole, visto che la Gelmini ammette deroghe solo per le scuole di montagna. A presentare il lungo elenco di conseguenze negative per il bellunese dal taglio delle Cm è il capogruppo del Partito democratico in consiglio comunale, preoccupato per l’esito del dibattito in Regione nei prossimi giorni. «Solleviamo noi il tema», dice il capogruppo Jacopo Massaro, «vista l’assoluta inattività del Comune di Belluno, che segue la linea della sudditanza al potere centrale, allineandosi alle direttive regionali, invece di assumere la leadership di questa battaglia importantissima, perché senza Cm il territorio bellunese sarà fortemente penalizzato». Marco Perale ricorda l’ordine del giorno approvato dal consiglio comunale il 29 settembre, ma il sindaco Prade non è andato da Galan a spiegare perché Belluno è montagna. Lui è l’unico sindaco di capoluogo di Forza Italia, il suo peso potrebbe essere altissimo, invece non fa nulla dimostrando che il suo peso è nullo in Regione e nel suo partito». Il Pd ricorda gli stati generali della montagna, ad Asiago: «Non siamo nemmeno riusciti a farli qui, come se Belluno non fosse il centro della montagna veneta». Il destino è nelle mani della Regione, che potrebbe (ma forse non ci riuscirà) dicuterne nei prossimi giorni. «Pare che in maggioranza sia vicino un accordo che inserisce il comune di Belluno in una Cm, ma solo nelle zone sopra i 750 metri», prosegue Perale, «è espulsa tutta la zona abitata, mentre tutto il resto della Valbelluna, che pure è più bassa, c’è. Se resta fuori solo Belluno uno dei tanti rischi è che le scuole di Badilet, Fiammoi e Giamosa vengano chiuse». Il Pd bellunese tenta l’impossibile inondando Galan e la sua giunta di e-mail: “Belluno è montagna, Galan Giancarlo bocciato in geografia”. «Se si cambia la geografia», dice Perale, «si può cambiare anche la storia e allora possiamo andarcene da questo Veneto che non capisce niente di montagna. Ma forse è proprio questo il disegno». Il Pd bellunese ha il serio sospetto che Lega e Fi si giochino la Regione sulle spalle dei bellunesi e allora pensare di abbandonare il Veneto diventa inevitabile. «Avevano l’occasione per smentire Prodi», continua Massaro, «invece niente, eppure sanno che benissimo che abolire le Cm non servirà a niente a parte far perdere soldi a tutta la montagna. Quest’operazione frega Belluno che non potrà più fare la sua battaglia con Sondrio e Verbania.

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